- La Consulta scrive alla Corte Europea

gennaio 31, 2010 di admin


La Consulta per la laicità ha sottoscritto il 31 gennaio 2010  la lettera-appello all’ECHR, la Corte europea di Strasburgo per i diritti umani, in coordinamento con le consulte per la laicità di altre città, per chiedere che la sentenza emessa sul caso Lautsi (crocefisso in un’aula scolastica pubblica italiana) non venga rimessa in discussione.

“Egregi Signori, Gentili Signore,
Vi scriviamo, come associazioni e come cittadini italiani ed europei per fare sentire chiaramente la nostra voce al resto dell’Europa.
Lo scorso 3 Novembre la Corte Europea dei Diritti Umani, sezione seconda, ha preso una importante decisione nel caso Lautsi c. Italia, tutelando non solo i diritti della Sig.ra Lautsi e dei suoi figli ma anche quelli di milioni di cittadini italiani ed europei.
La questione in discussione era l’imposizione per gli studenti di frequentare le lezioni in classi in cui domina il Crocifisso, un simbolo religioso. Una pratica che viola l’art. 9 della Convenzione europea per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali e l’art. 2 del Primo Protocollo Addizionale.
Il dibattito che ne è seguito in Italia è stato aggressivo e violento contro non-credenti, i non cattolici, i cattolici non allineati e, ultimo ma non per importanza, contro i giudici della Corte Europea dei Diritti Umani.
Individualmente ed a nome delle migliaia di membri delle nostre associazioni vogliamo ringraziare la Corte e scusarci per il comportamento insultante di alcuni membri del Governo italiano dai quali sentiamo il dovere di dissociarci.
Il nostro Stato soffre sempre più l’influenza politica delle gerarchie della Chiesa Cattolica. Benché il numero di quanti seguono le direttive delle gerarchie sia in costante diminuzione, queste chiedono sempre maggiori privilegi e insistono per imporre le proprie visioni ai non cattolici ed ai non credenti. Inoltre la maggior parte dei leaders politici sono proni nell’accettare tali richieste senza riguardo per i diritti e le libertà, le vite e le storie personali, il credo e le scelte di milioni di cittadini. Questo accade regolarmente, ad esempio, per quanto riguarda i simboli religiosi, l’insegnamento religioso nelle scuole, la protezione giuridica per le coppie dello stesso sesso, la libertà di matrimonio, la libertà di divorzio, la procreazione medicalmente assistita, le direttive anticipate di trattamento e le volontà di fine vita, il finanziamento delle attività religiose della Chiesa cattolica.
Alcuni di noi sono credenti e tutti noi rispettiamo i credenti, ma non possiamo accettare che una religione, neppure la più influente, sia imposta a tutti e tutte.

Il principio di libertà religiosa e di laicità è racchiuso nella stessa Costituzione italiana, è parte della nostra storia come cittadini italiani e come cittadini europei. Faremo del nostro meglio per tenere i nostri passi sulla via della libertà, della democrazia dell’eguale dignità sociale per tutti e tutte, con l’aiuto di tutti i cittadini europei.
Sinceramente vostri

Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità  delle Istituzioni  -Tullio Monti;
UAAR – Unione degli atei agnostici e razionalisti - Raffaele Carcano;
Consulta Romana per la Laicità  delle Istituzioni - Carlo Cosmelli;
Consulta Torinese per la Laicità  delle Istituzioni - Tullio Monti;
Consulta Milanese per la Laicità  delle Istituzioni -Donatella De Gaetano;
Consulta della Provincia di Pesaro ed Urbino per la Laicità delle Istituzioni – Raffaele A. Belviso;
Consulta Triestina per la Laicità delle Istituzioni -Gianni Bertossi;
Consulta Napoletana per la Laicità  delle Istituzioni;
Fondazione Critica Liberale - Enzo Marzo;
Tavola Valdese -Maria Bonafede;
Associazione nazionale del libero pensiero Giordano Bruno -Maria Mantello;
Libera Uscita Associazione Nazionale - Giampiero Sestini;
Associazione XXXI ottobre per una scuola laica e pluralista (promossa dagli evangelici italiani)- Nicola Pantaleo;
 Federazione Nazionale degli Insegnanti -Gigliola Corduas;
Comitato Insegnati Evangelici Italiani (CIEI) - Lidia Goldoni;
CIDI Nazionale, Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti -Sofia Toselli;
Italialaica -Mirella Sartori;
Democrazia Laica -Enrico Modigliani;
Società  Laica e Plurale - Nico Sferragatta;
Associazione per la Scuola della Repubblica- Antonia Sani;
Federazione Giovanile Evangelica Italiana (FGEI) - Ilaria Valenzi;
Associazione Radicale Certi Diritti - Sergio Rovasio;
Associazione Famiglie Arcobaleno -Giuseppina La Delfa ;WILPF Italia (Women’s International League for Peace and Freedom) -Antonia Sani;
Comitato nazionale Scuola e Costituzione -Bruno Moretto;
Coordinamento Genitori Democratici -Angela Nava;
AMI Associazione Mazziniana Italiana;
Exit Italia - Emilio Coveri;
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola -Cesare Pianciola;
CRIDES- Centro Romano di Iniziativa per la Difesa dei Diritti nella Scuola ;
Circolo Vegetariano VV.TT, Calcata -Paolo D’Arpini;
Associazione Viottoli – Comunità cristiana di base di Pinerolo -Paolo Sales;
Centro evangelico di cultura Arturo Pascalà, Torino – Jean-Jacques Peyronel;
Circolo Liberalsocialista Carlo Rosselli di Torino -Tullio Monti;
Associazione Culturale La Meridiana, Rivoli - Carlo Zorzi;
Associazione Radicale Adelaide Aglietta, Torino – Domenico Massano;
Associaziona Radicale Satyagraha, Torino -Stefano Mossino;
Associazione democratica Giuditta Tavani Arquati, Roma -Sandro Masini;
Associazione Iran Libero e Democratico, Torino -Yoosef Lesani;
Centro di Documentazione, Ricerca e Studi sulla Cultura Laica -Piero Calamandrei, Torino-Onlus – Palmira Naydenova;
Arcigay, Napoli;
Associazione Radicali Napoli – Ernesto Rossi;
Cantiere per il bene comune, Napoli;
Cellula Coscioni di Napoli ;
Comitato Piero Gobetti, Napoli;
Exit Italia, sez. Napoli;
Libera Uscita, Napoli;
UAAR-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Circolo di Napoli;
UDI, Napoli;
Giovani Federalisti Europei, Torino – Elias Carlo Salvato;
Associazione Alternativa libertaria, Fano, Pesaro;
Associazione Omnibus, Fano;
Arcigay Agorà, comitato provinciale, Pesaro;
Centro sociale autogestito Oltrefrontiera, Pesaro;
Cgil Nuovi Diritti, Pesaro;
Circolo A. Labriola, Fano;
Circolo L. Polverari, Fano;
Circolo S. Allende, Fano;
Associazione La scala segreta, Fano;
Centro Donna, Urbino;
Movimento Radicalsocialista, Fano - Pesaro;
ANPI Provincia di Pesaro ed Urbino;
Associazione ZED, Torino;
Gruppo di Studi Ebraici, Torino - Franco Segre;
Agedo (Ass. Genitori e Amici di Omosessuali), Milano;
ANPI, sezione zona 1; C.I.G. Arcigay Milano;
Arcilesbica, circolo Zami, Milano; 
Centro Culturale Protestante, Milano;
Associazione radicale Certi Diritti, Milano;
Circolo Carlo Rosselli, Milano;
Circolo La Riforma, Milano;
Circolo Giordano Bruno, Milano;
Ass. Culturale Marxista, Milano;
Associazione radicale Enzo Tortora, Milano;
Giuristi Democratici;, Milano;
Keshet, vita e cultura ebraica, Milano;
ICEI (Istituto di Cooperazione Economica Internazionale), Milano;
Ass. La Conta, Milano;
Ass. La Rosa Bianca, Milano;
Le Sarte di Corso Magenta, Milano;
Libera Università  delle Donne, Milano;
Saveria Antiochia, Milano;
Omicron, Milano;
UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) circolo di Milano;
AICS Associazione Italiana Cultura e Sport, Comitato Provinciale di Torino;
Arcigay Torino;
Altera, Torino;
ARCI Nuova Associazione Torino;
Associazione Amici della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni;
Associazione Ippocrate, Torino;
Associazione Luca Coscioni Cellula di Torino;
AssoNatura, Cortazzone (AT);
Associazione Silvio Pilocane, Torino;
Associazione Socialdemocratica Giuseppe Saragat, Torino;
CUB Scuola, Torino;
Associazione Il Muretto, Torino;
CEMEA Piemonte;
Centro Evangelico di Cultura Lodovico e Paolo Paschetto, Torino;
Coordinamento TorinoPride GLBT;
FNISM Federazione Nazionale degli Insegnanti, sez. Roma;
Famiglie Arcobaleno, Torino;
Circolo Ettore Valli, Torino;
AssociazioneXXXI ottobre per una scuola laica e pluralista (promossa dagli evangelici italiani), sez. Torino;
UAAR-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Circolo di Torino;
Exit Italia, sez. Torino;
UISP Torino Unione Italia Sport per Tutti;
COOGEN Coordinamento Genitori Nidi, Materne, Elementari, Medie, Torino;
Casa delle donne di Torino;
Associazione Oltre il razzismo, Torino;
Unione Culturale Franco Antonicelli, Torino;
AMI Associazione Mazziniana Italiana, sez. Torino;
Il girasole, Torino;
Lambda, Torino;
Associazione nazionale del libero pensiero Giordano Bruno, sez. Torino;
FNISM Federazione Nazionale degli Insegnanti, sez. Torino;
Liberacittadinanza, sede di Roma;
Centro Yoga Shanti Marga;
Circolo di cultura GLBT Maurice, Torino;
LIDH Italia Ligue Interregionale de droit de l’homme, Torino;
Sotto la Mole, Torino;
Fondazione ReligionsFree Bancale Onlus, Civitavecchia (RM)“ Vera Pegna;
Libera Uscita, Torino.

- Anno nuovo in Consulta: le attività

gennaio 23, 2010 di admin

La Consulta per la laicità apre i lavori del 2010 con la definizione dell’assetto statutario e la ratifica dell’adesione al coordinamento nazionale delle “Consulte per la laicità delle istituzioni” , che si chiuderanno a breve.

Nel contempo comunichiamo che l’Assemblea della
“Consulta per la Laicità delle Istituzioni della Provincia di Pesaro ed Urbino” ha ratificato la nomina (dal gennaio del 2010) del Sig. Raffaele Arcangelo Belviso, nuovo Coordinatore in sostituzione del Prof. Paolo Bonetti.

Ricordiamo che possono aderire alla Consulta le associazioni ed i singoli che condividano la nostra Carta dei Principi. L’adesione consente anche la partecipazione ai gruppi di lavoro tematici.

(per contatti consultalaica@gmail.com)

- La Consulta laica sulla vicenda del giudice Tosti

gennaio 23, 2010 di admin

Il Consiglio Superiore della Magistratura rimuove il Magistrato che si rifiutava di svolgere le sue funzioni in un aula di tribunale con esposto il crocifisso.
Il giudice di Camerino (Mc) Luigi Tosti ricorrerà in Cassazione e, se necessario, alla Corte Europea contro la decisione del CSM di rimuoverlo dai suoi incarichi per la sua resistenza a svolgere servizio in aule di tribunale nella quali fosse esposto il crocifisso.
Resistenza pervicace (durava infatti da anni) inerente la sua convinzione che in aule pubbliche non debbano essere esposti simboli religiosi.
Intanto dichiarazioni più propagandistiche che realistiche stanno percorrendo il governo italiano, nei confronti della sentenza della Corte Europea che, il 3 novembre scorso, ha dato ragione ad una signora italiana circa l’esposizione del crocefisso nell’aula scolastica frequentata dal figlio.
E’ il caso di ricordare che la Corte Europea è un organismo che è tenuto ad applicare la “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, ed è composta da membri dei 47 stati aderenti al Consiglio d’Europa.
E’ indubbio quindi che essa non opera parteggiando per questo o quello Stato, questa o quella religione.
La sentenza della Corte riguarda un singolo caso e non rappresenta una ingiunzione generale.
Non solo, nel decidere la Corte Europea ha tenuto conto delle ragioni opposte dal governo italiano, che ha comunque ammesso che l’esposizione obbligatoria del crocefisso nelle aule pubbliche è risalente a periodi nei quali la religione cattolica era considerata religione di Stato (sancita come tale nel 1871 e poi coi Patti del 1929, sino acessare di esserlo col Concordato del 1984).
 Il governo italiano infatti non contesta le ragioni della signora Lautsi ma afferma che «bisogna comprendere che la Repubblica Italiana, benché laica, ha deciso liberamente di mantenere il crocefisso nelle aule scolastiche per diversi motivi, tra i quali la necessità di trovare un
compromesso coi partiti d’ispirazione cristiana che rappresentano una parte importante della popolazione e coi sentimenti religiosi di questa».
Viene riconosciuto cioè che, al di là dei principi etici che si vedono rappresentati nel crocefisso, e che possono essere ritenuti universali e presenti anche nella Costituzione italiana e in altre Carte, il crocefisso abbia una valenza preminentemente religiosa e che la sua esposizione sia dovuta anche ad opportunità di carattere politico.
Per questo la Corte, dopo attento esame, ha ritenuto di doversi richiamare all’articolo 9 della Convenzione, in quanto è problema civile e pedagogico reale che i figli della signora Lautsi, come tanti altri originari di famiglie
laiche o comunque altrimenti religiose, si «sentano educati in un contesto scolastico segnato da una religione data», mentre, recita l’art. 9 della Convenzione: «…la libertà di manifestare la propria religione o le proprie
convinzioni non può essere oggetto di altre restrizioni se non di quelle che… costituiscono misure necessarie alla protezione dei diritti e delle libertà altrui».

La Consulta per la Laicità delle Istituzioni della Provincia di Pesaro ed Urbino.

- Consultori: tornano gli interessi particolari?

dicembre 23, 2009 di admin


De Marchi e Benini sui consultori: tornano gli interessi particolari?

Fano: i rappresentanti della lista Bene comune in Consiglio comunale tornano, a distanza di alcuni mesi, a chiedere a Sindaco e Giunta l’ingresso nei Consultori pubblici dell’associazionismo privato, lamentando generiche carenze che le strutture a loro dire non sarebbero in grado di evitare.
Per la loro vicinanza al consultorio privato “La Famiglia” spunta l’ipotesi che questa richiesta sia motivata da un interesse di parte, basato sulla necessità strategica delle forze politiche vicine al Movimento per la vita di infiltrarsi nelle strutture pubbliche, in cambio di una offerta “gratuita” (in realtà finanziata comunque dal pubblico) di servizi ideologicamente orientati e contrari allo spirito egualitario della Costituzione. Ricordiamo che in questo tipo di strutture private operano persone contrarie addirittura agli aborti terapeutici e ad ogni forma di contraccezione che non sia il metodo Billings!

La Consulta per la laicità interviene invece a favore della imparzialità che deve guidare ogni servizio pubblico affinché questo sostenga la libertà di scelta che è costituzionalmente sancita. Se le utenti del servizio pubblico e lo stesso personale sanitario segnalano delle problematiche, è attraverso gli strumenti di confronto e di collaborazione interni alla buona prassi del servizio sanitario pubblico, che si può trovare un miglioramento garantito per tutti/e.

La decisione più libera e consapevole è possibile se alla donna e all’uomo che si rivolgono al Consultorio, viene data la possibilità di scegliere il metodo contraccettivo migliore, di sapere come e quando poter assumere contraccettivi d’emergenza. E’ ovvio che far entrare a titolo “sussidiario” organizzazioni ideologicamente orientate nei consultori significa minare profondamente la privacy ed il diritto al miglior servizio, e questo penalizza principalmente le donne.
Oltretutto, notiamo che le strutture pubbliche sono già in grado di indirizzare la donna che pone un problema a eventuali centri di aiuto, se la donna lo desidera, senza intromissione diretta di queste.

Chiediamo al Sindaco, alla Giunta, al consiglio comunale tutto, di bloccare questo tentativo di discutere in maniera ideologica di problemi riguardanti la salute pubblica dagli scranni del consiglio comunale ma di affidarsi semmai a pareri diretti, autorevoli, non interessati, coinvolgendo tutta la società civile, compresi gli esperti di bioetica
laicamente orientati.
Chiediamo anche all’Assessore alle politiche per la Famiglia, che ha di recente patrocinato un intervento pubblico critico rispetto alla pillola RU486, svolto senza contraddittorio, di dimostrare senso dell’equilibrio e sostegno anche ad iniziative non confessionali.

La Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino, 23 dicembre 2009.

- Solidarietà agli studenti di Urbino e ad Arcigay Agorà

novembre 28, 2009 di admin

Dopo la protesta di Arcigay Agorà causata dal rifiuto di far svolgere, come richiesto, un’assemblea prevista per sabato 28 novembre a Urbino presso il Liceo Raffaello, sul tema dell’omofobia, il coordinatore esprime solidarietà a nome di tutte le associazioni  e gli aderenti singoli della Consulta:

E’ davvero singolare che Brokeback Mountain, un film
premiato a Venezia con il Leon d’oro e che ha ottenuto altri
prestigiosi riconoscimenti internazionali, venga considerato
inadatto a un pubblico di studenti liceali che vogliono
discutere il grave problema dell’omofobia ancora così
diffusa nella nostra società.La cosa è tanto più
sorprendente, se si considera che proprio in questi giorni,
per opera del ministero delle Pari Opportunità, compare su
diverse reti televisive uno spot contro il razzismo
omofobico. La decisione del dirigente scolastico del Liceo
classico di Urbino nasconde, dietro speciose dichiarazioni
sulla “delicatezza” dell’argomento, il timore di urtare
ambienti e persone che non accettano che ci siano uomini e
donne che vogliono vivere liberamente il loro orientamento
sessuale non conforme a quello della maggioranza. La
Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino,
che è nata per difendere i diritti sanciti dalla
Costituzione, protesta fermamente contro questa violazione del diritto di
ciascun cittadino di discutere liberamente, in ogni sede
pubblica, le questioni legate all’orientamento sessuale. Si
tratta di problemi che, anche per quello che riguarda
l’educazione delle nuove generazioni, non possono essere
circondati da divieti e tabù. Solo così si contribuisce
concretamente alla lotta contro l’intolleranza nei confronti
di coloro che chiedono solamente di poter essere se stessi
nel pari rispetto delle libertà altrui.

Paolo Bonetti, coordinatore della Consulta per la laicità
delle istituzioni in provincia di Pesaro e Urbino
.

- Conferenze “In senso laico”, nov./dic. 2009

novembre 20, 2009 di admin

La Consulta per la laicità collabora con l’assessorato provinciale alle Politiche Culturali per il ciclo di incontri “In-senso laico. Tre incontri sulla laicità”:

martedì 17 novembre, ore 17, a Pesaro, Sala del Consiglio provinciale W. Pierangeli, Viale Gramsci 4, Patrizia Borsellino, docente di Filosofia del diritto all’Università di Milano-Bicocca, ha presentato il suo libro “Bioetica tra ‘morali’ e diritto”, Raffaello Cortina Editore, 2009.
Presente Tullio Monti, coordinatore nazionale delle Consulte per la laicità delle istituzioni.

mercoledì 25 novembre, ore 17, Fano, Aula prima dell’Università di Urbino-Fano, Palazzo San Michele, via Arco d’Augusto 1, Carlo Alberto Defanti, primario neurologo emerito presso l’Ospedale Niguarda di Milano, presenta il suo libro “Soglie. Medicina e fine della vita”, ed. Bollati Boringhieri.

giovedì 10 dicembre, ore 17 , Urbino, Sala provinciale Erivo Ferri, Piazza della Repubblica 3, Enzo Marzo, direttore della rivista “Critica liberale” e promotore della “Società Pannunzio per la libertà d’informazione”, presenta il suo libro“Le voci del padrone: saggio di liberalismo applicato alla servitù dei media”, Edizioni Dedalo 2006.
La presentazione avverrà anche alle ore 21.15, a Pesaro, presso la Sala del Consiglio provinciale W. Pierangeli, Viale Gramsci 4

Presentano gli incontri:

Davide Rossi, Assessore provinciale alle Politiche Culturali

Paolo Bonetti, Coordinatore della Consulta per la laicità

- Eluana… “i fatti”?

novembre 2, 2009 di admin

colomba
Si è tenuta il 29 ottobre, presso la Biblioteca San Giovanni di Pesaro la presentazione del libro sul caso Englaro, “Eluana. I fatti”, scritto dai giornalisti de L’Avvenire Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola, presenti gli autori.
Alcuni aderenti alla Consulta hanno assistito e stilato questo breve resoconto:

Premessa degli autori è stata che, in quanto obiettivissimi giornalisti (peraltro del quotidiano dei vescovi…) loro intenzione, nel libro e anche nella conferenza di presentazione, è quella di “attenersi ai fatti”, evidentemente secondo il vecchio (positivistico) slogan “i fatti separati dalle opinioni”, al quale non crede più nessun cronista principiante di nessuna scuola di giornalismo (senza scomodare filosofi come Popper e Dewey che ci hanno insegnato come ogni esperienza empirica è sempre preceduta e guidata da un’idea che si vuole asserire, dimostrare o smentire).

E difatti il bluff viene quasi subito a galla. Dopo avere illustrato alcuni di questi “fatti” («l’abbiamo vista e non era attaccata a nessuna macchina»; «aveva ancora i capelli neri che si vedono nelle foto da giovane», «chiudeva gli occhi di notte», «respirava come noi» – alla giornalista è scappato pure un «viveva come noi» ma poi è sembrato eccessivo anche a lei e si è rimangiata la frase; «non soffriva di alcuna patologia» dunque «non era malata, ma disabile») il passo è stato breve per far scattare un sottile ma evidente e rancoroso linciaggio nei confronti del «signor Englaro» (mai chiamato “papà di Eluana”), accusato di avere «ucciso» la figlia, di non aver voluto nemmeno che fosse rianimata la sera dell’incidente, di non averla voluta in casa, di non averla seguita nemmeno nell’ultimo viaggio verso la morte, ecc. ecc. ecc. Insomma: un “mostro”, animato (chissà poi perché) da un unico cinico obiettivo: quello di far morire Eluana. E ancora più colpevoli quei giornali e quelle trasmissioni televisive che hanno plaudito alla sua “battaglia”. Pesanti accuse anche al neurologo Defanti, accusato di aver detto bugie: lui, o in alternativa lo stesso Englaro, poiché le loro versioni sarebbero in conflitto tra loro. «Menzogne e carte truccate costellano questa storia», sentenziano i cronisti del foglio della CEI, e sembra che stiano parlando di un delitto premeditato di cui il babbo di Eluana è il turpe colpevole.

«Ma non avevate annunciato che avreste parlato solo di fatti?», chiede un signore del pubblico che si dichiara «cattolico come voi, ma con idee diametralmente opposte»; facendo notare come i “fatti” si siano subito tramutati in pesanti accuse nei confronti di Beppino Englaro, violando il dramma interiore di un padre alle prese da lunghissimi anni con lo stato vegetativo della figlia, e di una figlia (questo dato è stato a lungo ignorato, e poi perfino messo in dubbio) che aveva espresso la volontà di non continuare a “vivere”, qualora si fosse trovata in quelle condizioni.

La questione della libera volontà individuale è stata del tutto disconosciuta nelle relazioni dei due cronisti dell’Avvenire, mentre la complessità della vicenda, e dunque la necessità di una valutazione prudente e rispettosa dei sentimenti di un padre sofferente, è stata fatta notare anche da altre persone intervenute nel dibattito, tra le quali un signore la cui figlia, colpita da una gravissima malattia degenerativa, ha tentato numerose volte il suicidio prima di morire a causa appunto della malattia.

La conferenza è stata conclusa dal misurato e lucido intervento dal pubblico di Paolo Bonetti, coordinatore della Consulta per la laicità, che ha invitato a porsi problemi seri, ad esempio discutere della legge sul testamento biologico, anziché «imbastire polemiche giornalistiche» su un dramma come questo. Per poi concludere: «Una cosa rimprovero ai relatori: nelle loro parole ho avvertito una punta di aggressività che contrasta con quel sentimento di pietà cristiana che si dovrebbe avere di fronte al dramma terribile di Eluana e di suo padre, un uomo che merita rispetto. Le parole vanno usate con prudenza [in riferimento soprattutto al verbo “uccidere”] perché in queste questioni nessuno possiede la verità assoluta».

 

Bonetti ha precisato anche, riferendosi agli autori del libro: “Essi hanno detto in apertura di volersi attenere soltanto ai fatti, senza pronunciare valutazioni morali, ma, in realtà, hanno poi accusato Beppino Englaro, il neurologo Defanti e anche il bioeticista Maurizio Mori di aver progettato l’uccisione di Eluana, una donna non solo ancora viva (su questo non ci sono dubbi, si uccide…chi è vivo, non chi è già morto), ma anche godente buona salute e rimasta quale era, vent’anni fa, al momento dell’incidente. Ora definire in buona salute chi versa in una condizione di coma vegetativo persistente, mi sembra davvero un pò troppo. Il linguaggio dei due è stato spesso tutt’altro che improntato a una serenità valutazione dei fatti. Ma c’è di peggio per due cattolici come essi si dichiarano: è stato un linguaggio mancante di pietas cristiana. Comunque si voglia giudicare la scelta di Beppino Englaro, è veramente privo di carità cristiana chi lo accusa di aver ucciso la figlia. Si discute oggi in Parlamento una legge sul testamento biologico che ci deve permettere di evitare in futuro situazioni dolorose come quella vissuta dalla famiglia Englaro. ” Paolo Bonetti ha concluso dicendo che, invece di far polemiche su vicende e persone che meritano comunque rispetto, e magari di fare speculazioni, dovremmo discutere seriamente su come è possibile arrivare a una legge che salvaguardi davvero la dignità delle persone. 

 

- Il corpo delle donne: continuano le proiezioni

ottobre 29, 2009 di admin

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Dopo le proiezioni di Fano e di Pesaro (nella foto la sala della circoscrizione di Vismara, in via Basento, ed i ragazzi e le ragazze di Scintilla nel vento e dell’attiguo centro di aggregazione C’entro dentro), la prossima proiezione a Urbino mercoledì 11 novembre (vedi programma) e, una data riservata grazie alla collaborazione della cooperativa sociale Labirinto, presso la sezione femminile della Casa circondariale di Pesaro.
Un grazie alle docenti Monia Andreani ed Emanuela Ciuffoli che mettono a disposizione le loro competenze per aiutare il dibattito su una tematica così complessa che riguarda la narrazione di noi stesse, la costruzione della nostra immagine, il potere sui media e tanto altro.

- Il corpo delle donne: a Fano, Pesaro, Urbino

ottobre 14, 2009 di admin

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Il corpo delle donne. Sulla scomparsa del femminile nella tv attuale
. Documentario di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi (2009).
«IL CORPO DELLE DONNE è il titolo del nostro documentario di 25′ sull’uso del corpo della donna in tv. Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti». Il lavoro mette anche in rilievo la cancellazione dei volti adulti in tv, il ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e le conseguenze sociali di questa rimozione.
L’opera ha ottenuto in questi mesi un grande successo nel web per poi far approdare la tematica a varie trasmissioni su reti televisive, radiofoniche e quotidiani nazionali.
La Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino propone il documentario ed un dibattito con la filosofa Monia Andreani (che si occupa di Gender studies e di Filosofia della differenza sessuale) e la sociologa Emanuela Ciuffoli (studiosa di linguaggi visivi e di fenomeni del web).
In questo tour provinciale verrà proiettato il dvd originale su concessione dell’autrice.

Dice Lorella Zanardo, autrice del documentario:

Questo il calendario:

FANO, venerdì 23 ottobre 2009, Sala Santa Maria Nuova, via Da Serravalle, ore 21.
Iniziativa patrocinata dall’Assessorato alla cultura della Provincia di Pesaro e Urbino.
PESARO, mercoledì 28 ottobre, Sala ex V Circoscrizione, Vismara, via Basento, ore 21.
Promuovono l’iniziativa: Cooperativa sociale Labirinto, la Scintilla nel Vento, i ragazzi del C’entro Dentro

PESARO, Sezione femminile Casa circondariale di Villa Fastigi: proiezione non aperta al pubblico.

URBINO, mercoledì 11 novembre, Sala Castellani, Collegio Raffaello, Piazza della Repubblica, ore 21, patrocina l’iniziativa il Comune di Urbino – Assessorato alle Pari Opportunità.

Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino

http://ww.ilcorpodelledonne.net

- Manifestazione nazionale per la libertà di stampa

ottobre 1, 2009 di admin

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Diritto di sapere, dovere di informare.
Sabato pomeriggio 3 Ottobre, promossa dalla Federazione Nazionale della Stampa, si tiene a Roma una grande manifestazione in difesa della libertà d’informazione, sancita anche dall’art.21 della Costituzione italiana. La Consulta per la laicità delle istituzioni in provincia di Pesaro.-Urbino aderisce alla manifestazione nella consapevolezza che la libertà d’informazione, in tutte le sue forme, è fondamentale per la sopravvivenza di uno Stato laico e di una società civile che siano in grado di garantire a tutti i cittadini parità di diritti e uguaglianza di fronte alla legge. Ogni tentativo di monopolizzare l’informazione, emarginando e facendo tacere coloro che dissentono da chi detiene il potere politico ed economico, è un attentato alle nostre libertà. Laicità delle istituzioni significa pluralismo e diritto al dissenso. Questo deve valere ad ogni livello, dagli strumenti di comunicazione nazionali a quelli locali, che esercitano anch’essi, se veramente liberi, un’indispensabile funzione civile.

Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino.

- Un XX settembre per la laicità ed i DIRITTI

settembre 17, 2009 di admin

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In occasione della ricorrenza storica del 20 settembre, giorno in cui gli italiani posero fine al potere temporale dei papi, la Consulta per la laicità delle istituzioni della Provincia di Pesaro-Urbino, ricorda a tutte le cittadine e a tutti i cittadini che la laicità si difende oggi facendo valere, in ogni circostanza e in ogni sede, i principi sanciti dalla Costituzione repubblicana. Per quello che riguarda il nostro territorio, la Consulta si propone di operare concretamente perché l’uguaglianza e la libertà proclamate dalla Costituzione trovino sempre piena rispondenza nell’operato delle pubbliche amministrazioni e sia garantita a tutti la possibilità di vivere secondo i propri orientamenti religiosi, politici, morali e sessuali.

Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino.

- Anziani: ognuno per sé, e… l’Inrca per i parroci.

settembre 4, 2009 di admin

prete_botero
Aveva già destinato molte perplessità, nel luglio 2007,  la designazione di don Vinicio Albanesi a presidente  dell’Istituto di ricerca Inrca, l’ istituto noto come polo  di studio e cura regionale per le persone in età avanzata.  Molti si sono chiesti, che necessità c’era di un sacerdote per la  guida nelle sue scelte, forse la preghiera avrebbe potuto  sanare il bilancio deficitario dell’istituto?  E soprattutto, con che spirito di laicità ed  imparzialità sia la giunta di centro sinistra, che l’allora ministra Turco, hanno preso questa decisione?  E’ sembrata poi strana l’approvazione da parte della Regione, lo scorso luglio,  del bilancio Inrca ma “con riserva”, e senza che nella deliberazione  fossero riportate cifre.  Ora, dopo aver assistito alla firma di un’intesa tra Vescovi  marchigiani, Regione Marche e Inrca per il finanziamento di  un cospicuo fondo (600 mila euro) per garantire l’assistenza  domiciliare a 140 sacerdoti anziani, queste domande tornano a  galla con maggior rilievo. Molta importanza è stata data, nella stipula, al “patrimonio storico” che gli anziani sacerdoti  costituirebbero per i luoghi dove abitano, ed al fatto  dunque che è importante lasciare che  continuino a vivere nelle loro comunità.  Si dà il caso, però, che questo provvedimento  contrasti col principio di parità di trattamento dei cittadini,  sancito dalla Costituzione.
La condizione dei sacerdoti  anziani infatti non è diversa da quella di tanti anziani soli.  Anzi, i sacerdoti sono già privilegiati in genere: oltre ad usufruire  infatti  di residenze parrocchiali nelle quali il clero non paga affitto, ogni  sacerdote ha a disposizione spesso ben più di ciò che  un altro anziano ha per vivere, oltre le remunerazioni Inps previste  comunemente. Non si capisce quindi perché Inrca e Regione debbano  riservare  a questi, e non ad altri , più attenzioni.  Un sacerdote, dai dati pubblici che è possibile  consultare, riceve dalla Cei una mensilità di poco meno di  900 euro all’inizio della sua ordinazione, quota che aumenta  col tempo, sino ad un massimo di circa 1300 euro per un  vescovo.  Esistono poi le spesso cospicue rendite dei beni  diocesani e gli stipendi per l’insegnamento dell’ora di  religione.  Per dimostrare la sua imparzialità, la Regione Marche dovrebbe  riservare da subito lo stesso trattamento a tanti altri anziani, importanti per  i loro vicini ed amici ma che invece, non avendo familiari o  agio economico per permettersi assistenza domiciliare  fissa, vivono tra gli stenti o attendono di essere  trasferiti in un istituto lontano dai luoghi della loro  vita. 

Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino. 

4 settembre 2009

- Messora denuncia: la Rai è Vaticana

agosto 23, 2009 di admin

radio_vaticano
Molti di noi vivono in un appartamento, talvolta di proprietà. Con ciò, non è che possano fare quello che vogliono: sono tenuti a rispettare le norme condominiali. Così i nostri dipendenti RAI, anche se piazzati come piccoli carri armati di Risiko in una mappa di uffici chiave, sono tenuti a rispettare i vincoli comunitari che normano il loro ruolo. Uno di questi vincoli è specificato dal Trattato di Amsterdam, siglato il 2 ottobre 1997, e per la precisione all’interno di uno dei tredici protocolli allegati: il Protocollo sul Sistema di Radiodiffusione Pubblica negli Stati Membri.
Esso collega direttamente il servizio pubblico radiotelevisivo alle esigenze democratiche, sociali e culturali della società e all’esigenza di preservare il pluralismo dei mezzi di comunicazione, e il suo finanziamento – il canone Rai, per intenderci – può essere accordato solo ai fini dell’adempimento di tali obblighi.
La UE stabilisce inoltre che ogni stato membro può definire autonomamente i criteri per soddisfare tali esigenze democratiche, ma che parimenti deve essere istituito un organo che assolva alla funzione di controllore e che stili periodici rapporti sul rispetto delle regole. La Suprema Corte Costituzionale, nella sentenza n.284 del 26 giugno 2002, rincarava la dose, affermando che «l’esistenza di un servizio radiotelevisivo pubblico, cioè promosso e organizzato dallo Stato, [...] si giustifica solo in quanto chi esercita tale servizio sia tenuto ad operare [...] svolgendo una funzione specifica per il miglior soddisfacimento del diritto dei cittadini all’informazione e alla diffusione della cultura». Insomma, non chiediamo mica la luna. E’ l’Europa stessa, laddove il buon senso non bastasse, a stabilire che un servizio radiotelevisivo pubblico ha l’obbligo di informarci e di contribuire a renderci più colti. Per assicurarsi che a viale Mazzini abbiano capito bene, il Ministero delle Comunicazioni ha stipulato con la RAI, il 5 aprile 2007, un contratto di servizio per il triennio 2007 – 2009. L’articolo 4, comma 1 di tale contratto, suddivide il servizio pubblico in nove generi distinti:
Informazione/ Approfondimento/ Lavoro, comunicazione sociale, pubblica utilità/ Promozione culturale, scuola e formazione /Turismo e qualità del territorio/ Spettacolo /Sport /Minori /Promozione dell’audiovisivo.
Al comma 2 viene specificato che la RAI è tenuta a destinare ai nove generi televisivi non meno del 65% della programmazione annuale delle tre reti generaliste terrestri, nella fascia oraria compresa tra le 6 e le 24, e non meno dell’80% sulla terza rete. Inoltre, si dice anche che la programmazione deve essere distribuita sulle diverse reti generaliste terrestri in tutti i periodi dell’anno ed anche negli orari di maggiore ascolto e di prime time. Da ultimo, il comma 3 impone alla RAI di trasmettere report dettagliati con cadenza semestrale, entro i tre mesi successivi alla chiusura del semestre di riferimento. A chi? All’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, volgarmente detta AGCOM, che svolge quella funzione di controllore terzo, imposta dalla UE come presupposto di questa autogestione radiotelevisiva di ciascuno Stato Membro.
Guardiamoli, allora, questi rapporti. Scarichiamo la Relazione Annuale 2008 pubblicata da AGCOM. Prendiamo il 2007 e vediamo, per esempio, come RAI1 ha pensato di tutelare il diritto dei cittadini all’informazione e alla diffusione della cultura. Tra i generi definiti al comma 1 dell’articolo 4, quelli che sembrano fare più al caso nostro sono il primo e il secondo, ovvero Informazione e Approfondimento che da soli totalizzano circa il 35% dell’attività di servizio pubblico del primo canale RAI. I tempi calcolati, al netto di sigle, stacchetti, messaggi promozionali, annunci e così via, mostrano che nel corso del 2007 RAI1 ha totalizzato 933 ore, 55 minuti e 24 secondi di programmi dedicati all’informazione, il 24,58% di quel famigerato 65% imposto dal Ministero delle Comunicazioni. E su cosa ci ha informato, RAI1, per l’equivalente di ben 39 giorni? Più che in-formato, forse si dovrebbe dire formato, visto che la programmazione effettiva attribuita al genere informazione è imperniata quasi esclusivamente sui messaggi di propaganda istituzionale.
Giudicate voi: Anniversario Fondazione Arma dei Carabinieri, Anniversario Fondazione Polizia di Stato, Anniversario Fondazione Guardia di Finanza, Anniversario della Repubblica Cerimonia di consegna decorazioni Or. Mil. , Conferenza nazionale della famiglia, Conferenza stampa del Presidente del Consiglio, Consegna onorificenze Cavalieri del Lavoro, Euronews Europa, Giorni d’Europa, Inaugurazione Anno Giudiziario, Incontro con il Presidente della Repubblica, Messaggio del Presidente, Relazione del Presidente Autorità Garante… ,Sette giorni Parlamento, Speciale Parlamento, TG Parlamento TG1, TG1: Omaggio Capo dello Stato, TG1: Anniversario della Liberazione ,TG1: Europa, i miei primi 50 anni, TG1: Visita del Presidente della Repubblica al Parlamento Europeo, TG1: Edizione straordinaria, TG1: Esequie solenne ispettore, TG1: Festa della Marina.
Un gran numero di festeggiamenti, compleanni a non finire per gratificare generali in doppio petto e comandanti di arma, vetrine e passerelle senza sosta per il Presidente del Consiglio e per il Capo dello Stato… Per il resto, ovvero quello che avanza di quel quasi-venticinque-percento di informazione, troviamo il TG1 e i meravigliosi speciali sull’orso Yoghi cui Riotta ci aveva generosamente abituato. Ma il bello deve ancora venire! Quali sono i temi, tra gli infiniti che coprono tutto lo scibile umano, che RAI1 giudica di estremo interesse, tanto da meritare di occupare lo spazio da dedicare al genere Approfondimento? Ecco l’elenco dei programmi, per l’appunto, di approfondimento, cui il canone 2007 degli italiani ha finanziato 344 ore, 7 minuti e 18 secondi, l’equivalente di oltre due settimane continuative: A sua immagine (†) A sua immagine: speciale (†) Angelus (†) Anima Good News (†) Benedizione Urbi et Orbi (†) Buongiorno Italia Celebrazione San Francesco (†) Concistoro Nuovi Cardinali (†) Dio pace e dominio (†) E la chiamano estate La morte del figlio Pietrelcina come Betlemme (†) Porta a Porta Quel giorno a Nazareth (†) Rito della Via Crucis (†) Sabato, Domenica & …Buongiorno Santa Messa (†) Santa Messa di Natale (†) Santa Messa di Pasqua (†) Santa Messa per la Pace (†) Santa Messa Domenica delle Palme (†) Speciale TG1: Sua Santità incontra… (†) Sua Santità recita il Regina (†) Telethon Buongiorno Italia TG1: Santa Messa celebrata dal Papa (†) TG1: Omaggio di Sua Santità… (†) TG1: L’addio a Luciano Pavarotti Tutto Benessere TV7 Almeno 20 programmi di cosiddetto approfondimento su 29, oltre due terzi, sono dedicati alla propaganda spirituale di un’unica confessione religiosa.
Facciamo due conti spannometrici per vedere quanto ci costa. I programmi di approfondimento rappresentano il 9,06% del tempo in cui RAI1 fa servizio pubblico. Ergo, il 9% di un terzo del canone RAI 2007 – escludendo RAI2 e RAI3, e volendo generosamente tralasciare il peso specifico che RAI1 ha rispetto alle altre due reti – è più o meno quello che gli italiani hanno pagato di tasca propria per mandare in onda sante messe e speciali su Padre Pio. Ora, dato che nel 2007 il canone costava 104€, abbiamo tutti finanziato, con 3,14€ a testa, le attività di proselitismo di una fede religiosa che si colloca ed opera in uno stato laico. Quasi 52 milioni di euro che si vanno ad aggiungere al perverso meccanismo dell’8 per mille attraverso il quale la Chiesa riesce ad incamerare l’87,25% dei contributi, nonostante la sua quota sia limitata al 34,56% delle preferenze reali. Potremmo dire, senza tema di smentita, che RAI1 ha subappaltato agli studi di Piazza San Pietro la sua vocazione all’approfondimento culturale, interpretando secondo la sensibilità delle convenienze politiche quel diritto dei cittadini all’informazione e alla diffusione della cultura che è stato sancito prima dal Trattato di Amsterdam, e poi ribadito dalla Corte Suprema italiana. In ottemperanza al concetto di trasparenza, suggerisco quindi di ribattezzare la prima rete RAI in maniera che, di gestione in gestione, si capisca quali sono le sue reali finalità. Ad esempio, potrebbe chiamarsi Tele Giovanni Paolo II, o Tele Benedetto XVI. O magari, per non fare come quei palazzetti dello sport che ad ogni stagione cambiano nome, sottintendendo uno sponsor che paga – mentre qui, al contrario, è il pubblico che paga lo spazio promozionale -, credo che non ci starebbe male un bel Tele Vaticano. Suonerebbe più onesto, tutto qui.

Dal Blog di Claudio Messora, http://www.byoblu.com

- Ora di religione, ora di chiarezza?

agosto 23, 2009 di admin

religione_cattolica

Nota sul Regolamento per la valutazione degli alunni e su notizie di stampa

 Il Regolamento per il coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni, approvato il 22 giugno 2009 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 19 agosto, arriva dopo la sentenza del TAR Lazio 7076 del 17 luglio 2009 e nel mezzo delle polemiche e discussioni che ne sono seguite.

Un semplice dato cronologico porta ad escludere che il regolamento possa avere preso in considerazione la sentenza: il regolamento è approvato a giugno e la sentenza è stata depositata a luglio.

Evidentemente, però, il Regolamento si occupa anche della valutazione collegata all’insegnamento della religione cattolica (IRC) in più punti, limitandosi però ad una ricognizione della disciplina vigente già prima delle ordinanze impugnate dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio e da questo dichiarate illegittime.

Secondo i quotidiani di oggi (21 agosto 2009) il regolamento andrebbe in senso contrario alla sentenza del TAR.

Ad una prima lettura sembra vero il contrario.

Il Regolamento, infatti, non riporta nessuna delle norme dichiarate illegittime con la sentenza 7076/2009.

Le ordinanze impugnate recitavano “I docenti che svolgono l’insegnamento della religione cattolica partecipano a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l’attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento.

Analoga posizione compete, in sede di attribuzione del credito scolastico, ai docenti delle attività didattiche e formative alternative all’insegnamento della religione cattolica, limitatamente agli alunni che abbiano seguito le attività medesime.

L’attribuzione del punteggio, nell’ambito della banda di oscillazione, tiene conto, in coerenza con quanto previsto all’art.11, comma 2, del DPR n.323 del 23.7.1998, del giudizio formulato dai docenti che svolgono l’insegnamento della religione cattolica riguardante l’interesse con il quale l’alunno ha seguito l’insegnamento della religione cattolica ovvero l’attività alternativa e il profitto che ne ha tratto, ovvero altre attività, ivi compreso lo studio individuale che si sia tradotto in un arricchimento culturale o disciplinare specifico, purché certificato e valutato dalla scuola secondo modalità deliberate dalla istituzione scolastica medesima. Nel caso in cui l’alunno abbia scelto di assentarsi dalla scuola per partecipare ad iniziative formative in ambito extrascolastico, potrà far valere tali attività come crediti formativi se presentino i requisiti previsti dal D.M. n. 49 del 24-2-2000.” (art. 8, co. 13-14)

L’art. 6 del nuovo Regolamento prevede invece che “In sede di scrutinio finale il consiglio di classe, cui partecipano tutti i docenti della classe, compresi gli insegnanti di educazione fisica, gli insegnanti tecnico-pratici nelle modalità previste dall’articolo 5, commi 1-bis e 4, del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, i docenti di sostegno, nonché gli insegnanti di religione cattolica limitatamente agli alunni che si avvalgono di quest’ultimo insegnamento, attribuisce il punteggio per il credito scolastico di cui all’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323, e successive modificazioni.”(comma 3).

Appare quindi che la partecipazione dell’insegnante di IRC non sia più considerata “a pieno titolo” e che l’attribuzione del punteggio del credito scolastico non debba più tener conto del giudizio formulato dagli insegnanti di IRC. In disparte altre considerazioni sulla sospetta illegittimità delle previsioni relative agli insegnamenti alternativi.

Dunque il Regolamento sembra riportare le lancette a prima delle Ordinanze dei Ministri Fioroni (nn. 26/07 e 30/08) e Gelmini (n. 40/09), così come fa anche la sentenza del TAR:

-         gli insegnanti di IRC partecipano agli scrutini degli alunni che si avvalgono dell’insegnamento in una posizione peculiare e senza attribuire un voto, poiché per l’insegnamento della religione cattolica, in luogo di voti e di esami, viene redatta a cura del docente una speciale nota riguardante l’interesse con il quale l’alunno segue l’insegnamento e il profitto che ne ritrae (quindi partecipano “non-a-pieno-titolo”);

-         comunque la scelta di avvalersi o non avvalersi dell’IRC non può dar luogo ad alcuna forma di discriminazione;

-         il credito scolastico è determinato sulla base della media dei voti conseguiti (quindi nelle materie che danno luogo a voti), anche in considerazione dell’assiduità della frequenza scolastica, dell’interesse e dell’impegno nella partecipazione al dialogo educativo e alle attività complementari ed integrative, nonché degli eventuali crediti formativi.

Alla luce di queste considerazioni, le affermazioni di esponenti del Ministero dell’Istruzione o dello staff del Ministro per un verso appaiono come un’ennesima maldestra genuflessione e per altro verso contribuiscono ad aumentare la confusione piuttosto che a chiarire le modalità di svolgimento degli scrutini. 

 Mario Di Carlo

Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni
romalaica@gmail.com  
 http://romalaica.blogspot.com

- RU486: Una polemica strumentale dalla quale difendersi anche a livello locale.

agosto 3, 2009 di admin

ru486
Sulla questione della pillola RU486, che permette l’interruzione di  gravidanza in situazione di sicurezza nelle prime 7 settimane dalla  fecondazione, approvata ora dall’Agenzia italiana del Farmaco mentre in Europa è utilizzata da tempo, la polemica suscitata è del tutto  strumentale e non riguarda di certo le donne. I dati del farmaco sono  assolutamente chiari: riduce il rischio di salute per la donna evitando  l’intervento chirurgico, riduce la possibilità di portare la decisione  e quindi l’intervento alle ultime settimane consentite dalla Legge,  quindi favorisce una interruzione di gravidanza che avviene nei primissimi stadi di divisione cellulare dell’ovulo fecondato.  Visto che in Italia è in vigore una Legge che regola l’interruzione di gravidanza, e che la RU permette di evitare un aborto prima delle fasi di costituzione dell’embrione, perché questa levata di scudi? 
Contro la pillola abortiva è in atto da anni in Italia un intervento  ideologico al quale con molta difficoltà l’AIFA si è sottratta dopo  anni di ingerenza clericale. E che questa sia solo una battaglia  ideologica è evidente anche in sede locale. Basti pensare  alla recente dichiarazione del Centro diocesano di  bioetica di Fano a proposito di un altro farmaco, la “pillola del  giorno dopo”, contraccettivo di emergenza che volutamente è stato  indicato come “abortivo” anche se non lo è, anche a costo di  nascondere la verità di una recente sentenza del Tar Lazio che ne ha  ribadito la natura solamente contraccettiva.  Pensiamo inoltre alla mozione contro la sperimentazione della RU486  nelle Marche, presentata a Fano ad un consiglio comunale, addirittura  facendo appello all’allora ministro Storace, nella quale si paventavano  fantomatici rischi del farmaco per fare presa sull’opinione dei  politici. Questo tipo di interventi fatti in sedi istituzionali, sono  volti a turbare la serenità di giudizio di chi amministra la cosa  pubblica, rispetto a questioni che vanno viste nella loro realtà e  soprattutto attraverso criteri di laicità, che sempre mirano a  proteggere il benessere e la libertà individuale.  Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino. http://consultalaica.wordpress.com

 3 Agosto 2009.